Una ruota che gira

C’è stata una festa degli ex alunni alla mia vecchia scuola… è stato strano, bello, nostalgico.

Ho ritrovato tanta gente. In primo luogo tanti miei insegnanti, tutte persone che mi hanno visto crescere e ora che mi vedono “adulto” (o per meglio dire, cresciuto), si aggiornavano su cosa faccio, cosa ho studiato, come stanno i genitori e quant’altro di interessante possa essere successo negli ultimi anni.

Ho trovato poi dei vecchi amici, compagni di classe, persone con cui mi sono perso di vista andando alle superiori, un bel po’ anni fa quindi… qualcuno si riconosce ancora, qualcun altro è cambiato parecchio… ci siamo messi a parlare, rievocare vecchi ricordi, passati, assopiti.

Facendo questo ho avuto modo di riscoprire anche la scuola, quelle mura, quei posti che comunque non ho mai realmente abbandonato; mi è capitato spesso infatti di tornarci in questi anni per i più svariati motivi, quindi ho partecipato dei vari piccoli cambiamenti in maniera graduale. I miei amici invece no, ci tornavano per la prima volta dopo anni, tanti anni, quindi per loro era molto più facile vederla diversa… e allora ci siamo sforzati di ricordare quei momenti, di riportare alla memoria nomi, eventi, particolari.

Ho iniziato allora a rivedere quella scuola in modo diverso, non più con gli occhi di chi comunque non si è mai realmente distaccato, ma con gli occhi di chi ricorda momenti antichi e allora guarda: i banchi, quanto sono piccoli, possibile che riuscivo a starci dentro? e il campetto da calcio, ricordo, non era fatto bene come ora, le porte all’epoca erano delimitate dalle giacche buttate per terra, il suolo era duro cemento, che male quando ci si cadeva sopra. L’aula di informatica, l’ho vista crescere si può dire, i primi computer che ci sono stati dentro non so nemmeno dire cosa fossero, ricordo che avevano due drive per floppy da 5 pollici e 1/4, il sistema operativo stava sul primo floppy, allora non sapevo cosa fosse, ma oggi posso dire che era DOS (chissà che versione) e quei monitor a “tre colori”: verde chiaro, verde e verde scuro; poi sono arrivati i computer nuovi dei fiammanti pentium 100 con windows 95 e i mouse… che strano abituarsi a quelle finestre.

Passato questo momento di nostalgia saluto i miei ex compagni, mi guardo nuovamente in giro: trovo dei miei colleghi, altri professori della scuola dove lavoro; alcuni in veste di ex professori e altri in veste di ex alunni! Quanto tempo deve essere passato anche per loro, due parole convenevoli, un saluto e via. Infine, tra la folla, riesco a individuare anche qualche mio alunno.

Il cerchio quindi è chiuso; tante vite tanto diverse per età, interessi, obiettivi, accomunate tutte da un unico motivo: avere frequentato la stessa scuola, chi come alunno, chi come insegnante e chi prima in un modo e poi nell’altro, perpetrando il continuo ciclo di chi insegna ciò che a sua volta ha imparato, sperando in cuor suo di lasciare un segno nuovo, distintivo, nei nuovi alunni, per contribuire alla loro crescita e in qualche modo anche al nostro futuro.

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